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Scritto da valentina
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lunedì 23 febbraio 2009 |
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Se crescere presuppone il fatto di diventare più grigi e di perdere quel gusto per l'ironia che porta a scherzare su ciò che avviene tutto intorno, allora si può certamente concludere che la Gialappa's Band è un vero e proprio esempio di orgogliosa immaturità, la dimostrazione lampante di come si possa riuscire a proporre al telespettatore il lato più divertente e meno ingessato di un evento, sia esso una importantissima partita di calcio o un programma televisivo, e lo si possa fare per oltre venti anni di brillantissima carriera. [Continua dopo il salto]
Il trio Santin, Taranto, Gherarducci, che già dalla scelta del nome d'arte aveva dato dimostrazione di voler superare i cliché consolidati della televisione italiana (per chi lo ignorasse la gialappa è una pianta i cui estratti hanno un forte potere lassativo), è tornato ancora una volta, e in piena forma, a ironizzare sulla convivenza forzata più osservata della TV, con una nuova edizione di quello che ormai potrebbe definirsi il "Dopofestival" del "Grande Fratello", il programma che meglio è riuscito (e riesce ancora) a fissare nei ricordi dei telespettatori alcuni personaggi indimenticabili passati all'interno della casa. "Mai dire Grande Fratello" ha preso infatti il via il 19 di gennaio su Italia 1, appena finita su Canale 5 la puntata del lunedì dell'omonimo reality show, e già ha catalizzato le sue perfide attenzioni sui vizi e le particolarità di alcuni degli abitanti, con il solito stile inconfondibile che contraddistingue da anni ogni programma targato Gialappa's, quello che - per intendersi - li aveva fatti conoscere ai tempi di "Mai dire Banzai" - con i suoi improbabili video giapponesi tratti dal programma ideato e condotto da Takeshi Kitano - e che a vent'anni di distanza si è mantenuto straripante, dissacrante e privo di ogni riguardo verso tutto e tutti. Non c'è quindi da dubitare sul fatto che anche in questa stagione finiremo per ricordarci, insieme alle uscite memorabili dei concorrenti della casa del Grande Fratello, le parodie dei suoi personaggi principali, per conservare quel sano atteggiamento che, se da un lato vuole considerare i reality show come una sorta di grande esperimento televisivo condotto su persone normali catapultate in un metamondo mediatico, dall'altro ne sa cogliere i difetti e le manie, le sa sottolineare ed enfatizzare, coinvolgendo tutto il pubblico in una splendida risata collettiva. |
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 29 aprile 2009 )
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